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POVERO CIBO POVERO

Un piatto di fave un tempo era il pasto dei poveri. Adesso i poveri mangiano il “sushi all you can eat” e i ricchi rincorrono la “cassetta dei tesori di stagione” dal fruttivendolo di fiducia.
Alla fine, i cibi “poveri” sono una ricchezza inestimabile e un rimedio cui si fa ricorso dopo i danni del McDonald’s.
Un piatto di fave crude regala proteine e ferro come e più di carne e uova. Tra i preziosi legumi che dovremmo mangiare, sono gli unici buonissimi anche crudi.
Ma soprattutto: lo sai che “mangiare povero” é provato scientificamente che migliori l’andamento della Sclerosi Multipla? Uno stile alimentare ipocalorico, cibi poco elaborati, piccoli pasti frequenti, fino ad arrivare addirittura (per i più temerari) al digiuno intermittente e controllato, sono garanzia di salute eterna per qualsiasi persona, malata o meno. E su questo esistono studi e letteratura scientifici approvati, che dimostrano come diventare parchi nel mangiare sia una vera e propria medicina! Senza dimenticare quanto siamo fortunati ad essere italiani con la varietà di cibo che il resto del mondo ci invidia.
E tu oggi cosa mangi?
Melania Emma

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SEI UN VERO EMPATICO? #11

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L’empatia é ascolto di ciò che non si ode.
Ma non è un ascoltare col viso sorridente, occhi lucidi e facendo sì con la testa. No. Il vero empatico non ascolta mai letteralmente ma LATERALMENTE. Egli ascolta cosa “sente”. Riceve tutta una serie di informazioni che le parole non danno, perché le parole non dette sono quelle che veramente parlano e lui lo sa. D’istinto.
Egli valuta il sinonimo scelto. La sfumatura. La pausa. Riceve informazioni da una mano messa in tasca, da come l’occhio rotea, dalle pieghe della bocca, dai sospiri, dalle modifiche del tono del suo interlocutore. Egli “sa” sempre se la persona che ha davanti é autentica o recita.
In pratica un empatico è un grande comunicatore e spesso non lo sa.
Una persona senz’anima farà molti corsi per imparare i tricks and tips della Comunicazione, ma un empatico sarà molto probabilmente il suo miglior docente.
Se sei un vero empatico, ricorda che fai parte di una percentuale molto esigua di esseri umani sul Pianeta, quindi proteggi e dosa ciò che esce da te e fidati assolutamente di quello che entra.
Melania Emma

NO VEGAN

Sabato di buon mattino, sono acquattata al calduccio in auto (sì, 12° al 18 di maggio a Padova) ad aspettare che Elisa mi apra i cancelli della mia (la sua) fattoria preferita. E intanto mi godo la magia dell’alba nella mia terra veneta e osservo i campi di foraggio che mangiano i suoi animali. E’ proprio e assolutamente vero che non è etico – oltre che sano – mangiare carne, perchè gli animali da allevamento intensivo sono destinati a soffrire dalla nascita alla morte e la loro carne è piena di farine e medicinali. Questo ci servono tutti i giorni – un tot al chilo – sui banchi ordinati e ben illuminati dei supermercati: la sofferenza di un animale cieco, che non si è mai mosso, tenuto in vita con antibiotici.

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Ma ci sono posti appena fuori città in cui i polli vivono scorrazzando per mesi, vedono la luce e hanno muscoli sodi. Posti in cui puledri, vitelli e maialini sono allattati dalle madri, nutrite ad erba e fieno e nessuno di loro patisce gli stenti di stallo e trasporto. Nessuno soffre mai. I cicli sono naturali. Tu li vedi, se vai in questi posti. E poi compri le loro carni fresche e a prezzo inferiore – sì, hai letto bene – del supermercato, vendute in ambienti super igienici e controllati da mille normative, dove la persona che ti serve (Elisa e Nicola dell’Azienda Agricola La Fazenda, in via Brusoni 3 a Limena, Padova) si ricorda pure la tua faccia. E la sua sorride sempre contenta.

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Questi mondi esistono appena fuori ogni città, non ci sono scuse per nessuno. E non è il veganesimo la garanzia di salute, ormai si sa. Che il pianeta sia invaso di allevamenti intensivi e di sofferenza animale è qualcosa che mi spezza il cuore, ma vorrei stringere la mano al furbetto che risolve tutto questo non mangiando più carne e appellandosi all’etica, perchè il business #vegan è un bell’affare. Non esiste nessuna malattia al mondo che richieda di seguire una dieta vegana, anzi, per alcune malattie sono irrinunciabili gli aminoacidi contenuti solo nella carne (per non parlare della salute delle uova) e quindi? Assumere ferro e zinco in pasticche è più etico di nutrirsi mangiando un animale sano, rispettato e vissuto senza sofferenza? Siamo sicuri-sicuri? Anch’io vado al McDonald’s quella volta l’anno che mi attanaglia la voglia pazza di junk food, ma è la regola che conta, non l’eccezione, e la mia regola per quanto riguarda il cibo animale è mangiare carne una volta settimana, pesce tre-quattro volte (pescato), uova due volte, latte zero e tutto questo per cercare di far sì che sia il mio sistema immunitario a controllare la Sclerosi Multipla e non il contrario. E tu? Come mangi per la tua malattia autoimmune? Di quale business fai parte? Cosa significa “etico” per te? 

Melania Emma

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