VENDETTA

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Come si fa a non desiderare vendetta dopo un abuso?
La vendetta è un sogno, quando si riceve del male!
Però dal male ricevuto ti puoi liberare senza sporcarti le mani e lo dico pur non essendo tanto peace&love. Quando la vita del mio carnefice si girò in modo che nella mia, di vita, il coltello fu improvvisamente dalla parte del manico, io potei finalmente infierire come da sempre sognavo. E l’ho davvero sognato tutta la vita quel momento, perchè parlo di un genitore che tentò per vent’anni di uccidermi (oltre al resto dei cotillon). Al mio momento, però, rividi tutto il male ricevuto e capii che quel male era roba sua, non mia e che se glielo avessi inferto, io sarei stata lui. Come lui. Che di suo ho solo il cognome. Quel momento non era perdono, era salvare me stessa.

Allora, nella Giornata Della Memoria, riporto una vecchia testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, che riguarda il desiderio di vendetta per qualcosa che non è certo paragonabile al mio vissuto, ma che proprio per questo forse può esprimere come si può davvero superare tutto il male vissuto nella nostra vita. La condivido perchè quando lessi queste sue parole, rividi descritta me stessa nella decisione che presi, quella di essere libera dal male.

” …Noi non capivamo niente e le nostre guardie che camminavano insieme a noi, buttavano via le divise, le armi, si mettevano in borghese, in mutande, mandavano via i cani che erano stati proprio il simbolo del potere del soldato SS, i cani andavano e poi tornavano e non capivano più niente. Noi eravamo sbalordite, con i nostri occhi, con la nostra debolezza, con le gambe che non reggevano più, vedevamo la storia che cambiava davanti a noi ed era una visione apocalittica, straordinaria, incredibile. Si mettevano in mutande e buttavano via quella divisa che aveva terrorizzato gli eserciti di tutta Europa; quando anche il comandante di quell’ultimo campo vicino a me, si mise in mutande, quell’uomo alto, sempre elegantissimo, crudele sulle prigioniere inermi e buttò la divisa sul fosso, la sua pistola cadde ai miei piedi ed io ebbi la tentazione fortissima di prenderla e sparargli. Lo avevo odiato, avevo sofferto tanto, sognavo la vendetta: quando vidi quella pistola ai miei piedi, pensai di chinarmi, prendere la pistola e sparargli. Mi sembrava un giusto finale di quella storia, ma capii di esser tanto diversa dal mio assassino, che la mia scelta di vita non si poteva assolutamente coniugare con la teoria dell’odio e del fanatismo nazista; io nella mia debolezza estrema ero molto più forte del mio assassino, non avrei mai potuto raccogliere quella pistola, e da quel momento sono stata libera.”
(testimonianza di Liliana Segre)

E tu? Vuoi vendicarti o vuoi essere libero? Sì, certo, passata questa giornata, domani saremo tutti a fare sogni splatter verso il coglione che ci taglia la strada (me compresa), però a me basta essere riuscita a farti pensare cinque secondi con questo post e ricordarti che il finale della tua storia, a volte, si può cambiare.
Melania Emma

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