#6

Foto e video del quinto prototipo: una vera coperta per divano, ma anche una federa cuscino, una tote bag, una tovaglia, uno scialle….

Misure 50×45 cm

Materiali: seta, lana

Le persone che l’hanno toccato, sono rimaste colpite dalla lavorazione della lana grossa “cucita” nel tessuto liscio e dai colori a contrasto. Ad ognuno ha dato l’emozione di qualcosa di già vissuto con piacere nell’infanzia. L’effetto ipnotico del “filo cucito nel tessuto” fino a cambiare i connotati estetici del tessuto di base, é un’antichissima tecnica di ricamo giapponese (sashiko) che ammiravo da lontano, ma non ho mai preso in mano se non da qualche mese. Il perché? É una bella storia nata in quarantena, ma ne parlerò in un altro post.

E con questo pezzo finiscono le mie sei settimane di studio colore blu-marrone, due classici per convenzione così inavvicinabili tra loro (come il blu e il nero che tratterò presto) ma che, in ogni nuance, piacciono invece sempre molto.

madeinitaly #fiberart #wabisabi

#4 e #5

Sembrano due poesie? Una mia amica ci ha visto la Stele di Rosetta ed è magnifico, in realtà sono prototipi di copertine per libri, tote bags, tappeti, plaid, tendaggi pesanti… ma la cosa più divertente è Google Foto che legge l’immagine “copia testo da immagine” e quindi: obiettivo raggiunto.

Misure: 21×29.7 (formato A4)
Seta su seta e per scrivere: filo di cotone ritorto toscano.

LA “PATINA” DEL WABI SABI

Il WABI SABI è sempre stato lì ma lo considero solo da pochi mesi, forse per ovvi motivi anagrafici. Della spiegazione (sommaria) che a noi occidentali ne giunge dal Giappone, mi colpisce la “patina” del tempo. Che per noi consumatori compulsivi è un disvalore ma che, applicata e letta sugli oggetti del pensiero “wabi sabi”, regala un plus che sempre più occidentali apprezzano e ricercano, specialmente nel design per interni.

Uno dei miei riferimenti all’inizio della mia passione per il tessile, fu Davide Polenta (che ricordo con piacere) che mi vendette il mio primo tappeto persiano su Ebay. In lire. E parlava di “rughe di espressione” nel descrivere la bellezza di certi tappeti antichi.

Nella mia lavorazione di forme e materiali tessili, mi piace tantissimo esprimermi in “linguaggio wabi sabi”, o almeno provarci. Mi fa sentire vicina ad un mondo che dovrò e vorrò imparare per andare avanti. E sapendo che in questo mondo non mi ci ritrovo più da un sacco, beh, mi fa stare benissimo. WABI SABI è una mentalità estetica che, dei materiali, mostra ed esalta la natura intima, proprio quella che tutti, ma proprio tutti, ci impegnamo a nascondere e giudicare in ogni cosa.

madeinitaly #fiberart #wabisabi

Melania Emma

PROGETTO #2

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Finito il mio primo assemblage tessile: un tessuto creato da altri tessuti mixati a dei filati e alla tecnica del sashiko. Per me è una evoluzione del patchwork, sia perchè perde le misure geometriche e sia perchè composto di tessuti pregiati e riusati ma destrutturati.
Misure: 53×35 cm
Prototipo di tappeto astratto, o tendaggio pesante, o federa cuscino
Materiali: cotone (blu scuro e beige), seta (blu a righe), crepes di seta (marrone), lana (maglia), poliestere (ricamo sashiko e cuciture)

Fa parte, dello studio-colore che ho intrapreso sui tessili, la ricerca di una tecnica che sia li assembli (senza il classico effetto patchwork) e sia li decori come un ricamo astratto. Il sashiko (una tecnica di ricamo giapponese molto antica) per me aiuta abbastanza questo mio intento. Il sashiko riesce quasi a “destrutturare” un tessuto, decorarlo e rinforzarlo. #process