Tre ricchezze per vivere fino a 100 anni

Parto dalle basi e vado dritta al punto. Ecco le tre ricchezze che permettono di superare i 70 anni di età in salute:

1 – la cultura del movimento
2 – la cultura dell’alimentazione
3 – la voglia di farsela se manca (la cultura)

L’uomo è fatto per vivere come un selvaggio: quando va in vacanza cerca le origini, non pc, divano o scrivania. Purtroppo le vacanze durano troppo poco per ricreare il giusto equilibrio e nella vita di tutti i giorni, con 8-10 ore di lavoro, nessuno riesce a muoversi e curare l’alimentazione OGNI GIORNO, ma solo un paio di volte a settimana. Se va bene. Io ho trovato quell’equilibrio stando seduta ad una scrivania max 6 ore al giorno, ma questa cultura nel nostro Paese ancora manca.

Quando ho incontrato i primi problemi di salute, avevo solo la cultura del punto 1, il movimento, e non certo per tradizione di famiglia (tutti fumatori e sedentari), ma per mia passione personale. Ma mancavo completamente del punto 2, l’alimentazione, nonostante per tradizione di famiglia fossimo abbastanza ben equipaggiati grazie a una madre e nonna materna di origini campane e agricole.

Alla diagnosi sbagliata che mi hanno fatto, ci ho creduto in pieno, smettendo per 10 anni l’attività fisica fino ad allora svolta, ritrovandomi perciò con due ernie discali e i muscoli atrofizzati. Il tutto continuando a mangiare male come sempre ho fatto e fumare molto.

Ho avuto paura quando la mia genetica mi stava abbandonando, ossia quando la rendita naturale in dotazione stava finendo: due genitori ultra ottantenni + nonni centenari nonostante vite sedentarie e completamente dissolute, un DNA che in gergo si chiama “culo”, insomma e che è un insulto a chi già nasce “malamente”.

A quel punto riprendere a muovermi è stato facile avendo già un background, ma ho iniziato da zero totale a farmi una cultura alimentare. Imparare a mangiare bene è stato faticoso e non credo sarò mai vegana, ma i benefici di una cultura alimentare sono immensi.

Oggi curo molto ciò che mangio ogni giorno, il movimento e il riposo dal movimento.
La costanza e la metodica mi permettono occasionali pigrizie e attacchi di junk food senza problemi, perchè se me li concedo come eccezione, è la regola che prevale.
Quindi, ricapitolando: se hai un buon DNA familiare, sei messo bene: ti serve solo imparare a muoverti e mangiare bene. Se non hai nulla di tutto questo, la forte voglia di stare bene è la tua grande molla. Ma non preoccuparti se non possiedi quella molla: te la ritroverai dopo il primo infarto, ictus, ecc. Da dove nasce? Dalla paura. Garantito.

Dò molto valore alla vita dopo i 70 anni (età che di solito non si supera senza i tre punti di cui sopra), perchè un anziano non autosufficiente è la peggior forma di egoismo che possa esistere sia nei confronti della famiglia che egli ha generato e sia per la società che se ne fa carico. Ammiro e adoro, invece, i vecchietti attivi e impegnati e spero, nonostante i pessimi esempi ricevuti, di poter varcare quella soglia con dignità e orgoglio.

Melania Emma

UNA PROMESSA

27 gen 20

Per il piccolo racconto che segue, prendo a prestito una mia illustrazione di gennaio 2020, quando gli anni Venti cominciavano (compreso il Covid-19) e quando sapevo solo che quest’anno festeggio i miei primi 50 anni di vita e i miei primi 20 con Sclerosi Multipla non attiva. Tondi tondi.

A 30 anni ebbi questo inaspettato regalo, rivelatosi col tempo – se 20 anni bastano – uno dei fallimenti della Medicina Ufficiale (con troppe diagnosi errate e troppe persone in terapia cronica, basta guardare come viene trattata l’attuale faccenda del Covid-19). La storia forse si può cambiare e io 20 anni fa feci una promessa a me stessa, quindi perchè non condividere i fatti reali? Questa che segue qui sotto è la mia piccola storia, grande però quanto il finale che finora sta avendo nel mio corpo e nella mia vita.

Se hai anche tu una malattia autoimmune non meglio identificata e non sai che fare, magari può interessarti cosa faccio ogni giorno da vent’anni per il mio sistema immunitario e come vivo in salute senza medicine. Troverai tutto nella tag STILE DI VITA di questo blog, sotto la sezione “pillOlina“.

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UNA PROMESSA
<<Ma cosa dice questo? Non sta parlando di me!>>, pensai ascoltando quel giovane medico che mi spiegò cos’era la scritta “sindrome demielinizzante” sul mio referto. Feci un esame lunghissimo infilata in una specie di cassa da morto, la risonanza magnetica. Si impegnò a spiegarmi cos’era una certa “mielina”, ed io immaginai una guaina dorata e dolce (sì, come il miele!) che rivestiva le mie fibre nervose. E poi volle convincermi che fosse il mio stesso sistema immunitario ad attaccare questa cosa dorata e dolce, confondendola con un virus da debellare. Poveretto, faceva caldo, era un afoso 30 settembre di fine millennio e lui sudava parecchio. Era un laureando del polo di diagnostica strumentale dove feci la risonanza magnetica urgentissima, perchè da pochi giorni la mia gamba destra dal ginocchio in giù, piede compreso, era come ingessata. Impossibile camminare spedita, premere l’acceleratore senza far spegnere l’auto o alzarmi da una sedia senza rischiare di cadere. Non sentivo la scarpa, non sentivo il pavimento, nessun dolore. Il medico curante che mi prescrisse l’esame, sudava pure lui. Non pronunciò alcuna parola “mielosa”, ma solo un lapidario “Non è una bella cosa, fai presto”.
In quei pochissimi giorni di attesa dell’esame, dissi a me stessa che era solo questione di rimettere in moto la circolazione e siccome in quei giorni non potei più correre (correvo tutti i giorni otto-dieci chilometri, facevo aerobica ad alto impatto tre volte a settimana e mi ero appena iscritta ad un maneggio per imparare a cavalcare) nè poggiare il piede in sicurezza, salii spesso in cyclette per pedalare a perdifiato. Non detti peso al fatto che la “circolazione” non migliorava affatto.
“E quindi?” chiesi al giovane medico sudato durante le sue sommarie ipotesi. Stava attento a non entrare nello specifico e mi irritava parecchio. “E quindi una “sindrome demielinizzante” potrebbe riguardare patologie come la Sclerosi Multipla”. “Potrebbe? Come? Perchè io? Io non ho nessuno in famiglia così, io faccio molto sport… Io…” sudai io. “Signora, una malattia autoimmune non è trasmissibile e non dipende da cosa fa. E purtroppo non se ne conoscono le cause…”. “E quindi come fa lei a dire cosa non è, se non si conoscono queste cause?”, mi innervosii io. “Per questo le faranno tutta una serie di esami: per escludere che lo sia”, concluse laconico lui.
<<Questo camice bianco vuole fregarmi>>, pensai soltanto.
Ero incazzatissima: non ero mai stata in un ospedale in 30 anni se non per la tonsillectomia a 4 anni e questo tizio sudaticcio mi chiamò pure “signora” come per darmi il braccio e calarmi nella fossa. Allora non lo sapevo, ma quella rabbia fu la mia salvezza.

Fu esattamente lì che mi staccai dalla scena e osservai due cretini (io e il tizio col camice bianco) ipotizzare una mia vita da invalida.
Fu lì che presi le distanze da quei due personaggi e “seppi” quello che non potevo ancora dimostrare.
Stavo zitta, faceva un caldo tremendo, era una cosa enorme, avevo mille domande ma le risposte sarebbero state limiti e non volevo sentirle, perchè nella mia mente pulsava un solo pensiero, tanto che per acquietarlo dovetti pronunciarlo bene al medico e feci così la mia promessa: “Qualunque cosa sia questa cosa, non ha assolutamente a che fare con me. Tutto questo non ha senso, ma soprattutto io non sono quella roba”.

Fu nominata la parola “Sclerosi Multipla Relapsing Remitting”: dopo cinque anni da questo episodio, la chiamarono “ricaduta” (relapsing) perchè, oltre alla vecchia lesione riattivatasi, c’era una nuova micro lesione in una zona nuova, nonostante l’assenza totale di bande oligoclonali positive nel mio liquor. I neurologi cercarono altre lesioni nella corda midollare, ma era pulita. Tutto quello che vidi fu la fretta con cui vollero bollarmi: “SMRR”. Una sigla.
L’approccio psicologico dei medici fu intollerabile, fu come se mi stessero aspettando al varco. Mi dettero una marea di farmaci con effetti più invalidanti della SM stessa. Addiritura il Vioxx a profusione come “farmaco d’elezione” (poi ritirato dal mercato per gli infiniti danni che faceva). Sembrava assolutamente normale soffrire tutti i giorni per degli effetti collaterali, tutti i malati che avevo attorno prendevano sette-otto farmaci contro gli effetti collaterali dell’interferone e questo per tutta la vita. Era normale. La chiamavano terapia. Sembrava una follia, come di fatto oggi reputo la Medicina Ufficiale. In quegli anni sperimentai il segno di Lhermitte, orribile. Imparai a guidare la carrozzina per non sentirmi umiliata mentre me la spingevano. Sperimentai il sapore del Solumedrol in gola mentre la flebo tutti i giorni mi riempiva le vene e mi gonfiava gli occhi, il collo, il seno e tutti i miei 50 chili. La fame sconsiderata che mi creava il cortisone ad alte dosi. L’insonnia totale, la tachicardia, l’umore fuori controllo, i pensieri folli, la paura. Capivo benissimo che la PAURA era la leva con cui mi facevano fare qualsiasi cosa. Risultai intollerante all’interferone (che mi fecero comunque senza una diagnosi certa!) e lo sospesi con gran gioia, anche perché già allora notai le incongruenze di questa “terapia” per una malattia-senza-cura-a-causa-ignota. Furono gli anni in cui chi credevo mi amasse, si dileguó per paura di un possibile handicap (il mio, ma in realtà era il loro) e furono gli anni in cui strinsi i legami più veri. Alcuni ancora durano. Furono gli anni delle scelte cardine della mia vita: comprare casa da sola, no gravidanze, vivere l’oggi come il solo momento che ho, attorno a me solo persone più coraggiose e migliori di me.

Una bellissima frase che mi fu detta con una certa stizza ai ripetuti esami del liquor durante i ricoveri ospedalieri, fu “Lei non completa il quadro diagnostico della SM, le bande oligoclonali non ci sono e per chiamarla Sclerosi Multipla dovrebbero almeno esserci”. Adoravo vedere i camici bianchi consultarsi tra loro sconcertati ai piedi del mio letto d’ospedale, questo mi dava una forza inaudita e una motivazione enorme a rimettermi in piedi e pensavo <<Se non sono certi nemmeno loro, buon per me>>.
Negli anni, frequentando luminari e centri di eccellenza, capii soltanto quanto la Medicina Ufficiale, nella sua limitatezza, avesse avuto solo bisogno di catalogare tutta quanta questa faccenda. Null’altro. Indipendentemente da me che non completavo i quadri.

Melania Emma

 

SCLEROSI MULTIPLA: I LIMITI DELLA MEDICINA UFFICIALE

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Stamattina mi sono imbattuta nell’ennesimo blog/sito italiano aperto fresco-fresco per “parlare” di Sclerosi Multipla. E mi sono incazzata ancora. Come l’ho trovato? Perchè nella sezione “pillOlina” di questo mio blog, scrivo senza peli sulla lingua e, nonostante sia un blog legato alla mia attività artistica, viene “spulciato” da parecchi mesi solo per quei pochissimi articoli sulla SM in cui parlo della mia diagnosi farlocca e di come da vent’anni NON faccio alcuna terapia. Ad un articolo in particolare, ho dovuto mettere l’accesso limitato per il troppo traffico “anomalo”.

Comunque, risalendo ai possibili percorsi di chi forse qui cercava qualche “ispirazione”, incontro appunto quel nuovo “luogo per parlarne” e noto con immensa tristezza che è solo l’ennesimo luogo dove si pubblicizzano farmaci per la SM, associazioni per la SM, gardenie, arance e ogni tipo di magna-magna legato alla Medicina Ufficiale e ai suoi benefattori senza scopo di lucro.

Allora, siccome sei qua che leggi e da me si parla chiaro, ricordo che è proprio in Italia che stiamo parlando di una malattia così terribile, e che l’Italia offre molto poco come protocollo ufficiale per la SM (ammesso che te l’abbiano diagnosticata correttamente e non come è successo a me) e che se vieni diagnosticato con SM hai tutto il santissimo diritto di confrontarti altrove PRIMA di attaccarti ai farmaci immunomodulanti che la Medicina Ufficiale in fretta e furia ti somministra fin dalla prima comparsa dei sintomi (quando ancora la chiamano “sindrome demielinizzante” perchè la diagnosi la fanno generalmente solo per chiudere il tuo caso e classificarti), e se tu cominci la terapia ai primi sintomi di qualcosa, non saprai mai cos’era veramente “quella cosa”… ci sono molte, troppe diagnosi affrettate e sbagliate di Sclerosi Multipla.
Ai primi sintomi, alla prima risonanza, alla parola “sindrome demielinizzante” non fermarti alla paura che potrebbe essere SM, informati e valuta, perchè il rischio CON quei farmaci è anche più alto del rischio SENZA farmaci.
E non mi dilungo a scrivere cosa contengono quei farmaci, che di curativo non hanno nulla: la “cura” per la SM non esisterà mai, esiste solo una “terapia” che dovrebbe allontanare la prossima recidiva, la cui percentuale di riuscita è del 30-35%. Uao. Per me è molto triste parlare di tutto questo: penso alle persone in carrozzina che vedo con questa diagnosi e so che non sapremo mai se sono invalide per la malattia (certa) o se sono invalide per i mostruosi effetti collaterali invalidanti dei farmaci di una terapia-valida-per-un-terzo.

Naturalmente parlandone, mi assumo la responsabilità di passare per fanatica e mitomane agli occhi dei fedelissimi al camice bianco.

Ricorda che la tua diagnosi deve rispettare tutti i criteri compresi nel quadro diagnostico, se ne manca uno: dubita. Nessuno ti può imporre terapie se tu non vuoi.
Ricorda che NESSUN camice bianco ha interesse a dirti “ohh, manca un criterio per fare diagnosi certa, aspettiamo e vediamo come evolve”: vai a vedere quanto costano (e rendono) gli immunomodulanti dei protocolli ufficiali e poi fatti una domanda su come mai spingono tanto e subito per farti entrare nel protocollo.

Però a te non interessa questo, perchè la paura di andare in carrozzina è la sola cosa che ti colonizza il cervello e tu faresti di tutto per scongiurare quello schifo.

Nessun medico (di MU) ti dirà mai “inizia a mangiare sano, perchè è nel tuo intestino che il sistema immunitario comincia ad impazzire”.

Nessun medico (di MU) ti educherà al sistema immunitario, ti spiegherà cos’è, cos’è uno stato infiammatorio e come si crea. Non c’è tempo per queste cose nella MU.

Se vuoi veramente stare bene, cerca di ragionare senza PAURA, perchè è solo su quella che nascono gardenie e arance e la gente senza speranza si aggrega compatta a condividere esperienze senza speranza e articoletti senza speranza, con la speranza che la Ricerca dia nuova speranza ad una malattia terribile e assurda, ma che troppe volte viene diagnosticata dopo un solo episodio isolato (come a me), col liquor senza bande oligoclonali (come a me) e con anni e anni di risonanze pulite (come a me).
“Eh, ma signora, è proprio perchè lei è così fortunata ad avere questi decenni di non attività della SM che dovrebbe fare la terapia: per prevenire che ritorni!

Giusto. E con la stessa logica malata, riempiamoci tutti di chemio, così scongiuriamo il cancro per tutti. Ma la speranza di un’alternativa all’unico (e fallace) protocollo ufficiale, proprio nessuno la vuole?

Melania Emma