NO VEGAN

Sabato di buon mattino, sono acquattata al calduccio in auto (sì, 12° al 18 di maggio a Padova) ad aspettare che Elisa mi apra i cancelli della mia (la sua) fattoria preferita. E intanto mi godo la magia dell’alba nella mia terra veneta e osservo i campi di foraggio che mangiano i suoi animali. E’ proprio e assolutamente vero che non è etico – oltre che sano – mangiare carne, perchè gli animali da allevamento intensivo sono destinati a soffrire dalla nascita alla morte e la loro carne è piena di farine e medicinali. Questo ci servono tutti i giorni – un tot al chilo – sui banchi ordinati e ben illuminati dei supermercati: la sofferenza di un animale cieco, che non si è mai mosso, tenuto in vita con antibiotici.

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Ma ci sono posti appena fuori città in cui i polli vivono scorrazzando per mesi, vedono la luce e hanno muscoli sodi. Posti in cui puledri, vitelli e maialini sono allattati dalle madri, nutrite ad erba e fieno e nessuno di loro patisce gli stenti di stallo e trasporto. Nessuno soffre mai. I cicli sono naturali. Tu li vedi, se vai in questi posti. E poi compri le loro carni fresche e a prezzo inferiore – sì, hai letto bene – del supermercato, vendute in ambienti super igienici e controllati da mille normative, dove la persona che ti serve (Elisa e Nicola dell’Azienda Agricola La Fazenda, in via Brusoni 3 a Limena, Padova) si ricorda pure la tua faccia. E la sua sorride sempre contenta.

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Questi mondi esistono appena fuori ogni città, non ci sono scuse per nessuno. E non è il veganesimo la garanzia di salute, ormai si sa. Che il pianeta sia invaso di allevamenti intensivi e di sofferenza animale è qualcosa che mi spezza il cuore, ma vorrei stringere la mano al furbetto che risolve tutto questo non mangiando più carne e appellandosi all’etica, perchè il business #vegan è un bell’affare. Non esiste nessuna malattia al mondo che richieda di seguire una dieta vegana, anzi, per alcune malattie sono irrinunciabili gli aminoacidi contenuti solo nella carne (per non parlare della salute delle uova) e quindi? Assumere ferro e zinco in pasticche è più etico di nutrirsi mangiando un animale sano, rispettato e vissuto senza sofferenza? Siamo sicuri-sicuri? Anch’io vado al McDonald’s quella volta l’anno che mi attanaglia la voglia pazza di junk food, ma è la regola che conta, non l’eccezione, e la mia regola per quanto riguarda il cibo animale è mangiare carne una volta settimana, pesce tre-quattro volte (pescato), uova due volte, latte zero e tutto questo per cercare di far sì che sia il mio sistema immunitario a controllare la Sclerosi Multipla e non il contrario. E tu? Come mangi per la tua malattia autoimmune? Di quale business fai parte? Cosa significa “etico” per te? 

Melania Emma

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COME RIPOSARSI QUANDO SI E’ STANCHI O STRESSATI

Sembra assurdo, ma quando qualcosa è gratis o a buon mercato, insospettisce. Chi cerca il top, percepisce i servizi/prodotti costosi come migliori, dimenticando che le cose migliori sono gratis. No, non intendo spiegare le regole del marketing, ma semplicemente far notare come esistano ben due attività assolutamente basiche e fondamentali per il corpo umano, che sono assolutamente gratis e rigeneranti e che riusciamo invece a pagare fior di soldi per la convinzione erronea che qualcuno/qualcosa ce le debba e ce le possa autorizzare/somministrare/insegnare.

Conosco persone iscritte a costose pratiche sportive ad alto impatto, eppure non sanno semplicemente CAMMINARE, nè sanno come dovrebbe poggiare il piede correttamente e nè tantomeno sanno come RESPIRARE. Cammino accanto a persone che non hanno consapevolezza di poggiare un piede diversamente dall’altro e poi si chiedono perchè hanno mal di schiena o problemi ai denti. Persone che quando inspirano profondamente perchè sollecitati a farlo, crollano in un pianto di commozione per l’intensità della sensazione. Giuro.

RESPIRARE e CAMMINARE sono attività dimenticate, di cui facciamo a meno per giorni e giorni, restando chiusi negli ambienti senza ossigeno, che tanto non respireremmo perchè siamo sempre contratti in apnea, fermi seduti o in piedi in posizioni totalmente scorrette, senza consapevolezza del nostro corpo e del nostro sangue asfissiati. Poi arriva il medico di turno che ci dà l’integratore per “tirarci su” e si può continuare a non respirare e non camminare per un bel pò. Ma davvero.

Eppure RESPIRARE e CAMMINARE sono metodi infallibili per riposarsi e rigenerarsi in pochissimo tempo. Perchè? Perchè facciamo per la maggior parte una vita dove non si respira e non ci si muove, il logico contraltare a tanta innaturalezza è tornare semplicemente a fare quello che si faceva nei primi anni di vita, cioè RESPIRARE e CAMMINARE: 50 respirazioni diaframmatiche più volte al giorno e una camminata veloce dai 20 minuti in su ogni giorno. Ed è tutto gratis. La ripetizione costante di queste pratiche, oltre ad allontanare i medici, è veramente di tutto riposo: il riposo non è stare fermi se si fa una vita mummificati e senza ossigeno, il riposo è riempirsi i polmoni di aria e il sangue di ossigeno e per farlo non servono attività ad alto impatto, ma RESPIRARE gonfiando l’addome e CAMMINARE spensieratamente di buon passo.

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Quando si dorme 7-9 ore e non si è riposati, qualcosa non va. Continuare a “riposare” durante il giorno è un riposo che peggiora la stanchezza e anche quando non si è chiuso occhio una notte intera, mantenersi attivi più possibile durante il giorno, aiuta il vero riposo. La stanchezza post-prandiale, i lunghi viaggi in auto, le sessioni di studio, le ore alla scrivania sempre al chiuso, trovano immediato sollievo portando l’attenzione al RESPIRARE e al CAMMINARE. E’ così semplice, facile e gratis, che nessuno lo fa!

Con la Sclerosi Multipla spesso il “non ho le forze per muovermi” è frequente: la “fatigue” che questa patologia regala, è qualcosa che non si può spiegare a nessuno, bisogna viverla. Eppure si può combattere la stanchezza cronica proprio RESPIRANDO e CAMMINANDO, sulla mia pelle ho notato come reagendo al bisogno infinito di abbandonarmi al cuscino, dopo mi sentivo come nuova e ho deciso che lo sforzo di reagire (è uno sforzo immane) vale tutto il benessere del dopo! E comunque il “non ho le forze per muovermi” sarebbe tutto da verificare, perchè in assenza di ossigeno le forze è logico che non ci siano, mentre l’ossigenazione data dalla respirazione fa tornare le forze in abbondanza e quegli sbadigli ripetuti non sono affatto “sonno” ma un meraviglioso modo che ha il nostro cervello di chiedere ossigeno. Quindi occhio anche agli inganni della mente!

Tu cosa fai quando sei morto di stanchezza e stressatissimo?

La mia tendenza un tempo era (e sarebbe ancora) di silenziare ogni ordigno, rendermi irreperibile, spalmarmi sul divano con vari telecomandi, tablet, pc, smartphone e cibo di conforto e muovere solo il pollice facendo scrolling sui socials. Per ore ed ore, fino a che quando mi viene sonno, basta solo che poggi la testa e dorma. Poi mi sveglio dalla fame, mangio e ricomincio lo scrolling di ogni cosa scrollabile, tutto a portata di mano, perfettamente sdraiata in panciolle e perfettamente convinta che mi stia riposando perchè ne ho assolutamente bisogno. Se poi ho un accenno di mal di testa o mal di schiena, ho l’autorizzazione al fancazzo concessami dall’alto. Ma so che sono inganni, sono abitudini errate e so che c’è di meglio.

Io questa settimana impegnativa, sono stata a casa circa 8 ore al giorno, solo il tempo di dormire e lavarmi. Sono riuscita a fare solo due sessioni di Pilates (contro le quattro settimanali) e zero fitwalking e stamattina, sabato, finalmente senza la sveglia che suonava, nonostante le 7 ore di sonno pesante, ero talmente distrutta dallo stress accumulato che non riuscivo ad alzarmi dal divano dopo l’abbondante colazione e mi sono imposta la camminata lenta che vedete nei video. Le forze fisiche di una fitwalking non le avevo, ma ho mantenuto l’andatura lenta e costante per novanta minuti, con ancora la testa in confusione per la settimana intensa di impegni, respirando a pieni polmoni l’aria pulita dopo le incessanti piogge di queste settimane a Padova, con varie soste per ammirare i campi di papaveri e guardare la malva che cresce (adoro la malva!) e contraendo i glutei quando mi ricordavo. Niente di impegnativo quindi, se non la volontà di farlo, per poi sentirmi veramente e finalmente RIPOSATA.

Melania Emma

TU NON SEI MALATO MA SEI STATO SFIDATO A STARE BENE

E come anticipato nello scorso articolo, eccomi a parlarne: come si accetta una diagnosi di Sclerosi Multipla a 30 anni appena compiuti, nel pieno della vita lavorativa, sociale e progettuale? Come si rimodula tutta una vita alla quale si vedono chiudere parecchie porte? Come si accetta tutto questo quando sei supersportivo, supersognatore e superincazzato?

Il mio anno era il 2000, l’anno che quando ero piccola pensavo sarei stata nell’iperuranio. Invece Google era nato da poco e in rete si trovavano pochissime informazioni sulla Sclerosi Multipla. Mi stampavo tutto quello che trovavo e compravo i portalistini per catalogare tutto. Mi ero iscritta ad ICQ e MIRC col nick “mielina” per reclutare gente diagnosticata e parlarne. Stavo ore ed ore in quelle chat perchè la mia ossessione era diventata studiarmela bene e farla mia. Mi aggrappavo, letteralmente aggrappavo, ai medici infarciti di quelle parolone per me nuove, e mi facevo spiegare ogni vocabolo, ogni processo. Scoprivo di essere molto portata per la medicina perché mi era facile assimilare nozioni estese e intricate sul sistema immunitario e nervoso. Mi veniva detto che non avrei più potuto fare sport ad alta intensità, al massimo passeggiate (oggi invece consigliano di restare attivi fino a dove si riesce ed è molto bello questo). Andavo al maneggio cui mi ero da poco iscritta ad annullare l’abbonamento e col cuore veramente a pezzi riponevo tutto il mio outfit da palestra e da runner quale ero. Mi fidavo di loro, dei medici, quando mi rassicuravano che l’interferone avrebbe “riportato in equilibrio” il mio sistema immunitario iper attivo. Mi fidavo anche quando vomitavo, coi dolori dappertutto, il mal di testa allucinante e la febbre ogni giorno, perché erano “solo sintomi tansitori per abituarsi all’interferone”. Alla faccia. Mi ci volevano 5 farmaci (antinausea, antidolorifico, antiemicranico, protettore gastrico e paracetamolo) per sopportarne 1. Quando i sintomi di SM erano belli che passati, restavo comunque invalida per gli effetti della terapia anti-invalidante. Ero frastornata tutto il giorno.
Quando piangevo (e di lì a breve sarebbe arrivato anche il sesto farmaco: l’antidepressivo) erano quelli i miei momenti più lucidi e reattivi e in uno di quei momenti ho detto BASTA. Ho detto che non era quella la vita che avrei potuto sostenere da lì in avanti, che non era accettabile scongiurare la prossima ricaduta stando da bestie e ho detto che preferivo rischiare la prossima ricaduta a mani nude, piuttosto che vivere quei cento giorni da pecora.
L’ho detto a me stessa, ovviamente.
Anche loro, i medici, vedevano che ero intollerante ai farmaci, ma proponevano premurosi e solleciti altre “molecole di nuova generazione”, tanto la cavia ero io. NO. Come accettato, grazie.
I primi mesi di quel circo, avevo guardato le mie scarpe da running come si guarda il mare l’ultimo giorno di vacanza e non lo potevo accettare: io non mi sentivo malata, ma mi insegnavano ad esserlo. Io non mi sentivo destinata alla carrozzina, ma mi ci stavano preparando. Io non avevo mai assunto tanti farmaci tutti insieme tanto a lungo, ma mi stavano uccidendo. Io non ero per nulla sicura di essere veramente io quella a cui era destinato quel destino. Mi sembrava tutto uno sbaglio. E dopo quasi vent’anni credo lo sia stato. E lo dico senza sedermi con sicurezza, perchè tutto è rivedibile in ogni momento (l’impermanenza è solo uno degli insegnamenti che mi ha portato la SM).

Se sei stato diagnosticato da poco, chiediti come ti senti veramente. Leggi se dentro di te c’è più tristezza o rabbia, perché se senti rabbia allora forse qualcosa non è morto, non è finito e tu puoi accettare la sfida. Se hai rabbia, allora hai forze fisiche e mentali. Valuta che forse non sei malato, ma sei stato “solo” chiamato a fare qualcosa per stare bene da qui in poi, come non hai mai fatto prima.

Melania Emma