SENZA MANI

Questa è la mia quarta settimana senza poter usare entrambe le mani, quindi senza poter produrre nulla di creativo. Tenosinovite stenosante dei flessori delle dita (pollice sx). Un dolore assurdo. Pian piano inizio a togliere il tutore, ma devo stare ancora attenta a non sforzare troppo la mia “chela” sinistra.

Nelle stories di Ig spiegavo che sono destrorsa solo per la scrittura a mano, ma per tutto il resto sono mancina, perciò ultimamente é stato abbastanza deprimente anche sbucciare un mandarino.

Condivido qui qualche disegno di queste settimane di stop forzato. Ho disegnato le idee che vorrei in realtà realizzare ad ago quando potrò farlo.

É stato tutto molto frustrante, comunque in questo tempo ho scritto e studiato molto: ho scritto nello “Slow Blog” e studiato le tecniche della rilegatura a mano con filo refe, che non vedo l’ora di realizzare.

Il prossimo post pubblicherò finalmente la table runner finita e lasciata in sospeso (vedi post scorsi), perché sarà la prima cosa che farò appena avrò entrambe le mani attive: sono campionessa di cose iniziate e mai finite ed è un primato che non mi piace. Per favore, dimmi che ‘sta cosa succede anche a te!

Una buona notizia e poi ti saluto: oggi festeggio 3 anni dall’ultima sigaretta. Dopo 4 tentativi falliti, ho vinto io!

ZEN ART 6 – feb 2020

6

…e questo è quello che mi piace meno della serie da 6 di ZEN ART di febbraio 2020. Questo era del 28/02/2020 e c’era stato da poco il primo morto per Covid-19 qui a Padova e a Milano. Erano giorni in cui era paralizzante anche fare cose belle. Qui di seguito quello che scrissi pubblicandolo su Instagram:

Vorrei un febbraio così ogni mese, per ricordarmi ancora una volta che sono niente. Non quel niente che muore per un virus. Ma quel niente che si alzava al mattino per la paura. E per la paura lavorava. No: si prostituiva. Per pagare una vita in cui aveva paura di morire di fame e si teneva stretto qualcuno per non morire di solitudine. A consumare cose per scordarmi quella paura, ma che non la debellavano. La paura di non essere immortale (ma come mi ha infettato?), che questo mese ho rivisto in tutta la follia di chi mi circondava e che ho capito di aver vinto da neanche un lustro, dopo aver smontato pezzo-pezzo quella vita piena di paura.
Ero un suddito, non una regina.
Contemplare la possibilità di morire
sapendo che può essere il mio turno, é l’unica cosa che mi fa sentire profondamente allineata alle pochissime, vere priorità. Sono una onesta ipocondriaca che ancora, ogni tanto, si crede Divina e vorrei ogni mese un febbraio così, per ricordarmi una volta di più che sono solo un dettaglio del cosmo”.

Melania Emma