L’ABITO FA IL MONACO: VISUAL IDENTITY

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s e i   c o n f u s o   d a l   w e b   e   d a l l ‘ i n g l e s e?

Niente paura, ecco qui per te una distinzione pratica tra Brand Identity e Visual Identity che spiega come e perchè – nel fare immagine – l’abito fa il monaco.
Dunque, pensa ad un panino con la mortadella come quello in foto. Tu sei quel goloso panino con la mortadella. Sei composto di mortadella di qualità superiore (o forse mortadella vegan, il top per chi pensa alla salute) e il tuo pane profumato è impastato con farine biologiche e lieviti naturali, perchè tu e la tua famiglia credete nelle eccellenze gastronomiche italiane. Dalla tua, hai una lunga tradizione di panificazione e vanti la miglior selezione di mortadella IGP. Ottenere questi livelli di qualità, ha richiesto molta specializzazione e forti investimenti […ecc].
Questo appena descritto, definisce il tuo Brand Identity. Cioè “chi sei”. Ma come lo dici chi sei? Con la Visual Identity!

Ecco quindi due Visual Identity con cui puoi rappresentare il tuo brand:
♦ nella vita tu fai il panino con la mortadella avvolto nel cellophane, schiacciato sotto altri panini alla mortadella a loro volta schiacciati nel cellophane, ammonticchiati dietro un vetro col cartello “panino mortadella”, radunati in una sagra o in un centro commerciale. Il cartello ci vuole perchè senza non si capirebbe nemmeno a che gusto sei, tanto è poca, sottile e scolorita la tua mortadella. Forse sei illuminato poco. Forse troppo. Col passare delle ore, hai un odore un pò acido e un sapore industriale come tutti gli altri lì dietro il vetro con te. Il tuo pane diventa gommoso, ma la gente che ti mangia non se ne accorge, perchè va di fretta. La tua conservazione annulla ogni tua qualità distintiva e la tua esposizione ti uniforma al destino di ogni panino affidabile e mangiabilissimo, ma solo con la bocca e non anche con gli occhi.
♦ nella vita tu fai il panino croccante e gonfio di mortadella IGP, con uno strato così abbondante che straborda dal pane: una visione da addentare a tutte le ore. Sei appena stato tagliato al momento: il tuo pane profumato trattiene con leggerezza le tue spesse fette di mortadella soffice, ripiegate voluttuosamente. Sei un piccolo castello di profumi e sapori. Ti avvolgi per metà in un tovagliolo di candida fiandra, trattenuto da uno stuzzicadenti infilzato ad arte, offrendo alla vista del mondo la tua natura inequivocabile di superbo panino con la mortadella. Così vestito, ti presenti a tavola su di un piatto di ceramica rustica, ma a volte ti piace farlo anche direttamente sul tagliere di legno, sempre e comunque accompagnato da una coppetta di pistacchi. Mangiarti è quasi un peccato, ma è un pensiero fugace, rispetto poi al piacere di farlo. Ed è per questo che vieni molto fotografato. I tuoi estimatori fanno […ecc]

Secondo te, con quale visual ti ricorderanno le persone quando vorranno godere mangiando?
Per dirmelo, mi trovi qui.

[la faccenda del panino di mortadella è liberamente rubata da un breve esempio – rigorosamente in dialetto veneto – portatoci dal buon prof. Flavio Manzolini in aula, quando negli anni ’90 seguivo le sue lezioni di marketing e comunicazione. Nel parlarci di comunicazione visiva, spiegò come il più umile panino presentato bene potesse diventare iconico e questa visione gastronomica mi si impresse talmente nello stomaco, da riutilizzarlo come piccolo plauso di stima a lui per quello che è riuscito a trasmettermi. Grazie prof!]

 

Impara le regole come un professionista, in modo da poterle rompere come un artista (Pablo Picasso)

 

 

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